Grosjean, miracolo modenese

Fabbricati a Fiorano i dispositivi di protezione. La V System: "Che gioia, 'Halo' ha funzionato"

Grosjean, miracolo modenese

"Quanto ho visto che il pilota era salvo ho provato gioia: Halo ha funzionato". C'è anche un po' di Emilia Romagna e, più nel dettaglio, di Fiorano, nella tecnologia che domenica scorsa ha protetto Roman Grosjean, protagonista del terribile incidente al Gran Premio del Bahrain dove in testacoda si è schiantato sulle protezioni e ha preso fuoco.

Sono tanti gli elementi che hanno contribuito a salvare la vita al pilota francese, dalla scocca dell'auto alla tuta ignifuga; ma tra questi c' sicuramente Halo, Il sistema innovativo - chiamarlo casco è improprio, c'è chi la definisce "un'aureola di titanio" - voluta dalla Federazione Italiana Automobilismo che gli ha protetto la testa.

Un dispositivo prodotto solo da tre aziende nel mondo: l'inglese Sst, la tedesca Cp Autosport, e l'italiana V System che ha sede appunto a Fiorano, a una manciata di chilometri dalla Ferrari di Maranello.

La società, 24 dipendenti, è legata al gruppo Veca. L'amministratore delegato Silvia Gaiani.

Dottoressa Gaiani, vostro l'esemplare dispositivo Halo che ha salvato la vita a Grosjean?

"Per un accordo di riservatezza non posso dirlo. Di sicuro quello che indossava uguale per chiunque: la FIA stabilisce un protocollo cui le ditte che lo producono devono rigorosamente attenersi. Noi siamo solo costruttori di Halo, non abbiamo avuto parte attiva nella sua progettazione".

Quando avete avuto la richiesta ufficiale da parte della Federazione?

"Siamo in Formula Uno ormai da anni, ci occupiamo della idroformatura (per ottenere pezzi leggeri e altamente malleabili, ndr), piegatura tubi, saldatura, progettazione attrezzature e leghe speciali. In particolare forniamo scarichi per il motorsport nazionale e internazionale, siamo il punto di riferimento di svariati team. La FIA ci ha inserito nella lista dei produttori di Halo dopo avere passato le prove di omologazione, nel 2017".

Perchè così in pochi a produrlo?

"Piegare tubi in titanio non è semplice. Non è un know how alla portata di tutti. Noi ne abbiamo realizzati circa una trentina in tre anni. È un dispositivo che deve resistere a urti notevoli, deformarsi e assorbire l'impatto".

Quali sono le sue dimensioni?

"È una lega di titanio, su cui ogni team costruisce una protezione. Lo spessore può variare dai 4 ai 20 millimetri e non pesa pochissimo, sui 9 chili".

Per dare un'idea, di quale forza d'urto stiamo parlando?

"Il dispositivo è fissato al telaio in tre punti. Sono previsti due test: frontale e laterale. Viene sottoposto a una forza anche di venti tonnellate. Per disegnarlo e realizzarlo i tecnici FIA hanno visionato numerosi incidenti di F1".

Per il futuro su cosa vi state specializzando?

"Abbiamo appena ottenuto la certificazione ISO 9100 che ci consentirà di aprire il mercato ai grandi clienti internazionali dell'aerospazio, aereonautica e Difesa. La scommessa di V System sarà riuscire a intercettare un mercato che ha sempre più bisogno di velivoli al contempo efficienti ma leggeri".

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